Terremoto Colombia e Venezuela a confronto: perché due sismi simili possono causare danni così diversi

Confronto tra il terremoto in Colombia del 10 agosto 2026 e il doppio terremoto in Venezuela del 24 giugno 2026

Terremoto Colombia e Venezuela a confronto: due grandi sismi, due comportamenti molto diversi

Il violentissimo terremoto che ha colpito la Colombia il 10 agosto 2026 riporta drammaticamente l’attenzione sulla sismicità dell’America meridionale. A poche settimane dal devastante doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno, il confronto tra i due eventi è inevitabile. Ma anche estremamente interessante dal punto di vista sismologico e ingegneristico.

A prima vista i numeri sembrano raccontare una storia quasi identica: magnitudo superiore a 7 in entrambi i casi.

In realtà, osservando profondità, geometria della sorgente, modalità di rottura e caratteristiche del territorio colpito, emerge una differenza fondamentale.

Il terremoto colombiano e quello venezuelano appartengono alla stessa grande famiglia dei terremoti legati alla complessa deformazione tettonica del margine nord-occidentale del Sud America, ma non sono lo stesso tipo di terremoto e non hanno trasferito al territorio la propria energia nello stesso modo.

Ed è proprio questo il punto fondamentale per comprendere il rischio sismico.

Colombia: magnitudo 7,4, ma ipocentro molto più profondo

Il terremoto che ha colpito la Colombia il 10 agosto 2026 ha raggiunto una magnitudo momento Mw 7,4.

Secondo i dati dell’USGS, l’epicentro è stato localizzato a circa 5 chilometri a est di San José del Palmar, nel dipartimento di Chocó, mentre l’ipocentro si trova a circa 107 chilometri di profondità. (Sismologia USGS)

Questa profondità è un elemento fondamentale.

Un terremoto di magnitudo 7,4 a oltre 100 chilometri di profondità è infatti un fenomeno molto diverso da un terremoto della stessa magnitudo che avviene a pochi chilometri dalla superficie.

L’energia sismica deve attraversare uno spessore molto maggiore di crosta e mantello prima di raggiungere il territorio abitato.

Questo tende, in generale, a ridurre gli effetti distruttivi estremamente localizzati che possono caratterizzare un terremoto superficiale.

Ma attenzione: terremoto profondo non significa terremoto innocuo.

L’evento colombiano è stato percepito in una porzione molto ampia del Paese e ha provocato danni importanti in numerosi centri abitati. Il sisma è stato avvertito in nove dipartimenti e in tutte le capitali dipartimentali colombiane. (Reuters)

A Pereira, Manizales, Cali, Buenaventura e in altri centri sono stati segnalati crolli, vittime e persone intrappolate sotto le macerie.

Il dato è particolarmente interessante dal punto di vista dell’ingegneria sismica: la profondità ha contribuito alla distribuzione geografica del movimento, ma non ha impedito danni gravi laddove la vulnerabilità degli edifici e le condizioni locali del terreno hanno amplificato gli effetti.

Venezuela: due terremoti in appena 39 secondi

Il caso venezuelano è ancora più particolare.

Il 24 giugno 2026 il nord del Venezuela è stato interessato da una sequenza composta da due eventi principali, stimati dall’USGS in Mw 7,2 e Mw 7,5, separati da appena 39 secondi. (INGVterremoti)

Questa caratteristica ha avuto un’importanza enorme.

Non si è trattato semplicemente di un singolo terremoto di magnitudo 7,5 seguito da normali repliche.

Le analisi dell’INGV, realizzate attraverso dati satellitari InSAR, hanno evidenziato una sorgente sismica estesa, con una faglia orientata prevalentemente est-ovest e caratterizzata da movimento principalmente trascorrente destro.

La ricostruzione indica una rottura complessa sviluppatasi lungo una struttura lunga circa 180 chilometri, con uno scorrimento massimo stimato intorno a 3,6 metri. (INGVterremoti)

Il secondo episodio della sequenza avrebbe interessato una zona molto superficiale, a circa 10 chilometri di profondità, mentre il principale rilascio di energia associato alla prima fase della rottura sarebbe avvenuto a profondità maggiori.

L’INGV interpreta quindi la sequenza come un processo di rottura complesso lungo una stessa struttura tettonica, piuttosto che come due fenomeni completamente indipendenti. (INGVterremoti)

La differenza fondamentale: la profondità

È probabilmente questo il primo parametro da osservare quando si confrontano i due terremoti.

Parametro Colombia – 10 agosto 2026 Venezuela – 24 giugno 2026
Magnitudo principale Mw 7,4 Mw 7,5
Sequenza Evento singolo principale Due eventi principali
Intervallo tra eventi circa 39 secondi
Profondità circa 107 km rottura con porzioni molto superficiali
Meccanismo legato alla sismicità profonda della regione prevalentemente trascorrente
Area interessata Colombia occidentale e centrale Venezuela settentrionale
Effetti danni importanti e crolli catastrofe estesa e prolungata

La tabella mostra immediatamente perché la sola magnitudo non può essere utilizzata per prevedere i danni di un terremoto.

Due terremoti Mw 7,4 e Mw 7,5 hanno infatti energie comparabili, ma possono produrre effetti completamente differenti.

Magnitudo e intensità non sono la stessa cosa

Questo è uno dei concetti più importanti nella comunicazione del rischio sismico.

La magnitudo misura la dimensione dell’evento e, in termini semplificati, l’energia associata alla rottura sismica.

L’intensità, invece, descrive quanto forte il terremoto viene effettivamente percepito e quali effetti produce in un determinato punto.

Di conseguenza, un terremoto può avere magnitudo elevatissima ma produrre danni relativamente contenuti in una determinata area se è molto profondo o lontano dai centri abitati.

Al contrario, un terremoto anche leggermente meno energetico può diventare estremamente distruttivo se avviene a poca profondità direttamente sotto una zona densamente popolata.

È proprio quello che rende particolarmente importante il confronto tra Colombia e Venezuela.

Il ruolo della faglia: quando il terremoto diventa una rottura lunga centinaia di chilometri

Nel terremoto venezuelano l’analisi satellitare ha permesso di ricostruire una parte significativa della sorgente.

L’INGV ha stimato una lunghezza della porzione di faglia interessata dalla rottura di circa 180 km, con importanti variazioni dello scorrimento lungo il piano di faglia. (INGVterremoti)

Questo elemento permette di capire una cosa spesso trascurata.

L’epicentro non è il terremoto.

L’epicentro è soltanto la proiezione sulla superficie del punto di inizio della rottura.

La sorgente reale è una superficie di faglia che può estendersi per decine o centinaia di chilometri.

Durante un grande terremoto, quindi, il terreno non viene sollecitato esclusivamente sotto l’epicentro: l’intera area interessata dalla propagazione della rottura può contribuire alla generazione delle onde sismiche.

Nel caso venezuelano, la propagazione della rottura lungo la struttura ha avuto quindi un ruolo fondamentale nella distribuzione del movimento.

Perché il Venezuela ha subito conseguenze così drammatiche?

A un mese dal doppio terremoto venezuelano, il bilancio ufficiale riportato da Euronews era di 5.546 vittime e 16.740 feriti, mentre i danni fisici diretti erano stimati in circa 19,6 miliardi di dollari. (euronews)

Erano inoltre oltre 850 gli edifici interessati, con circa 190 crolli completi secondo i dati riportati dalla stessa fonte. Migliaia di famiglie risultavano ancora prive di un’abitazione stabile. (euronews)

Questi numeri non possono essere spiegati semplicemente dalla magnitudo.

Entrano in gioco almeno cinque fattori:

1. Profondità della sorgente

Un terremoto superficiale trasferisce più direttamente al territorio il movimento generato dalla rottura.

2. Distanza dagli edifici

Quanto più una grande città è vicina alla sorgente, tanto maggiore può essere l’azione sismica.

3. Meccanismo di faglia

La direzione del movimento della faglia influenza la distribuzione dell’energia e delle onde sismiche.

4. Condizioni geologiche locali

Terreni soffici e depositi sedimentari possono amplificare il moto del suolo rispetto alla roccia affiorante.

5. Vulnerabilità del patrimonio edilizio

È probabilmente il parametro più importante dal punto di vista della prevenzione.

Un terremoto non “uccide” direttamente le persone.

Sono soprattutto gli edifici, gli elementi non strutturali, le infrastrutture e le condizioni ambientali a trasformare il movimento del terreno in una catastrofe.

Colombia: un terremoto profondo può comunque produrre crolli

Il caso colombiano è particolarmente interessante proprio per questo.

Nonostante la profondità superiore ai 100 chilometri, il terremoto ha provocato crolli e vittime.

Le autorità hanno riferito danni in numerosi comuni, mentre a Cali sono state segnalate decine di strutture crollate e operazioni di soccorso per persone rimaste intrappolate. (Reuters)

Questo dimostra che la profondità non deve essere interpretata come un indicatore diretto della pericolosità locale.

Un edificio vulnerabile può subire danni anche in presenza di un terremoto relativamente lontano, soprattutto quando entrano in gioco caratteristiche dinamiche della struttura, durata del moto e condizioni geotecniche locali.

Il fattore tempo: Colombia e Venezuela sono due storie diverse

C’è poi un’altra differenza importante.

In Venezuela la popolazione ha dovuto affrontare non soltanto il terremoto principale, ma una sequenza prolungata.

A un mese dagli eventi principali erano state registrate circa 1.405 repliche, alcune abbastanza forti da complicare le operazioni sulle strutture già danneggiate. (euronews)

Questo rappresenta un problema enorme per la gestione dell’emergenza.

Un edificio che ha subito danni strutturali durante la prima scossa può diventare estremamente vulnerabile durante una replica.

Per questo, dopo un terremoto importante, l’agibilità non è un problema secondario: è una componente essenziale della sicurezza.

Nel caso colombiano, invece, il terremoto del 10 agosto è stato seguito da ulteriori scosse, ma la situazione sismica e la dinamica della sequenza dovranno essere monitorate nelle prossime ore e nei prossimi giorni. (AP News)

Esiste un collegamento tra il terremoto colombiano e quello venezuelano?

Questa è probabilmente la domanda più naturale.

La risposta, allo stato attuale delle conoscenze, è: non ci sono elementi sufficienti per affermare che il terremoto colombiano sia stato provocato da quello venezuelano.

Il fatto che due terremoti di magnitudo superiore a 7 si siano verificati nello stesso settore generale del Sud America a poche settimane di distanza è certamente notevole.

Ma vicinanza temporale e geografica non significano automaticamente rapporto causale.

La regione è caratterizzata da una complessa interazione tra placche e sistemi di faglie. Colombia e Venezuela appartengono a uno dei settori tettonicamente più attivi e complessi del continente.

Il terremoto colombiano, inoltre, presenta una profondità di circa 107 chilometri, mentre la sequenza venezuelana ha coinvolto una rottura prevalentemente superficiale lungo una faglia trascorrente. (Sismologia USGS)

Sono quindi sorgenti sismiche con caratteristiche profondamente differenti.

Due terremoti che insegnano la stessa lezione

Paradossalmente, Colombia e Venezuela arrivano alla stessa conclusione partendo da situazioni molto diverse.

La magnitudo da sola non basta.

Per valutare realmente il rischio bisogna conoscere:

  • dove si trova la sorgente;
  • quanto è profonda;
  • quale faglia si è attivata;
  • quanto è lunga la rottura;
  • quanto è durato il movimento;
  • quale tipo di terreno è presente;
  • quanta energia è arrivata al sito;
  • quanto sono vulnerabili gli edifici;
  • quanto è preparato il sistema di emergenza.

È questa la differenza tra parlare semplicemente di “un terremoto di magnitudo 7,5” e fare una vera analisi del rischio sismico.

Colombia e Venezuela: il vero confronto è sulla vulnerabilità

Il confronto tra i due eventi dovrebbe quindi spostare l’attenzione dalla domanda:

“Quale terremoto è stato più forte?”

alla domanda molto più importante:

“Perché un determinato territorio è stato più vulnerabile a quel terremoto?”

È questa la prospettiva corretta anche quando si parla di prevenzione sismica.

La pericolosità sismica appartiene alla geologia.

Il rischio, invece, dipende anche dalle persone, dagli edifici, dalle infrastrutture e dalla capacità di prepararsi.

Non possiamo impedire che una faglia si rompa.

Possiamo però ridurre drasticamente le conseguenze di quella rottura attraverso conoscenza del territorio, norme tecniche di prevenzione, progettazione antisismica, verifica degli edifici esistenti, manutenzione e pianificazione dell’emergenza.

Il doppio terremoto venezuelano e il nuovo terremoto colombiano rappresentano quindi due casi di studio straordinariamente importanti.

Due grandi eventi sismici, con magnitudo simili, ma con sorgenti, profondità e modalità di rottura differenti.

E soprattutto due eventi che ricordano una verità fondamentale:

Non è il numero della magnitudo a determinare da solo una catastrofe. È l’interazione tra terremoto, territorio e vulnerabilità.