Terremoto devastante in Afghanistan: oltre 600 vittime ed emergenza umanitaria in atto

Una tragedia senza precedenti in tempo reale

Nella notte tra domenica 31 agosto e lunedì 1° settembre 2025, un terremoto di magnitudo 6.0 ha scosso le aree orientali dell’Afghanistan, con epicentro a circa 27 km a nordest di Jalalabad, nelle province di Kunar e Nangarhar, al confine con il Pakistan. L’evento si è verificato alle 23:47 ora locale (19:17 UTC), con una modesta profondità di appena 8–10 km — condizioni che hanno amplificato la distruttività del sisma. Non si hanno notizie riguardo un eventuale boato che ha preceduto la scossa e se ci sono fenomeni di sequenza sismica in atto.

Un bilancio tragico che continua ad aggiornarsi

Fonti ufficiali talebane indicano che almeno 622 persone hanno perso la vita e oltre 1.500 sono rimaste ferite. Le vittime si concentrano principalmente nella provincia montuosa di Kunar, dove interi villaggi sono stati rasi al suolo.

Intervento di emergenza: difficoltà e necessità operative

Le squadre di soccorso, pur operative, incontrano forti ostacoli logistici: strade interrotte da smottamenti, comunicazioni limitate e infrastrutture fragili ostacolano l’accesso alle zone più remote. Elicotteri e volontari sono in mobilitazione, ma la situazione resta critica.

Un contesto geopolitico fragile e una risposta internazionale ancora assente

L’Afghanistan, già provato da instabilità cronica, sanzioni internazionali e tagli agli aiuti esteri, si trova ora travolto da un nuovo disastro umanitario. Finora, non risultano interventi di aiuto internazionale; le autorità locali hanno lanciato appelli urgenti alle organizzazioni umanitarie globali.

Una chiamata al senso e alla responsabilità

Questo terremoto rappresenta una crisi complessa e multilivello: un fronte di emergenza da gestire con rapidità, trasparenza e impegno strategico. In prospettiva, le istituzioni e imprese con risorse e visione possono giocare un ruolo decisivo nell’alleviare sofferenze e costruire resilienza. Ogni giorno conta, ogni gesto può fare la differenza.

Morte tre operai Napoli: perchè potrebbe aver ceduto il montacarichi?

Perchè potrebbe aver ceduto il montacarichi che ha portato alla morte dei tre operai ieri a Napoli?

A prima vista l’opinione pubblica ha ipotizzato un peso eccessivo sul cestello.

In realtà il cestello della piattaforma è progettato per un peso di circa 800/1000kg come testimonia la scheda tecnica del produttore scaricabile online qui. Quindi i tre operai avranno portato un peso di circa 250/300 kg al massimo. Ampiamente sotto i limiti imposti dal produttore. Da verificare ovviamente se gli operai utilizzavano il montacarichi anche per il trasporto di materiale pesante che ha portato ad eccedere il peso massimo del macchinario.

Quale è stata allora la vera causa della tragedia?

Secondo quanto emerso finora, l’ipotesi più accreditata è quella del cedimento di un perno strutturale del montacarichi, che avrebbe provocato l’inclinazione e il ribaltamento del cestello. Il supporto metallico che guidava la cabina potrebbe non aver retto il peso, compresi i tre operai e il materiale per i lavori. Come riportato dal Corriere di Napoli.

Testimonianze riportate dai sindacati e dalle prime fonti indicano che i lavoratori non indossavano dispositivi di protezione individuale (DPI) come imbracaturecaschi obbligatori durante il trasporto sul cestello. Mancata prevenzione la vera colpevole? La loro assenza ha potuto contribuire all’esito fatale dell’incidente. Lo riporta Fanpage.

Un altro elemento di indagine riguarda il possibile malfunzionamento del sistema di stop automatico, progettato per arrestare la salita della cabina in sicurezza. Se il fine corsa non ha funzionato correttamente, il mezzo avrebbe superato un punto critico, causando la rottura della struttura di sostegno. A dirlo Virgilio.it.

Fasi investigative in corso

La Procura di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri e con il coordinamento del sostituto Antonio Ricci e del PM Stella Castaldo, ha aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità. Sul posto sono intervenuti la Polizia Scientifica, l’Ispettorato del Lavoro e i Vigili del Fuoco, che stanno effettuando rilievi sul montacarichi, i DPI, la documentazione del noleggio/funzionamento dell’impalcatura e la segnaletica del cantiere (fonte Rainews).

Chi erano le vittime

La tragedia è avvenuta intorno alle 9:30 nel quartiere Arenella (Vomero), in via San Giacomo dei Capri, tra via Domenico Fontana e via San Giacomo dei Capri. I tre operai, che stavano lavorando al rifacimento del tetto, erano: Vincenzo del Grosso, 54 anni, di Napoli, Ciro Pierro, 62 anni e Luigi Romano, 67, di Calvizzano e Arzano secondo quanto riportato da Ansa.it.

Krakatoa: ritorna in vita il vulcano maledetto

eruzione vulcano krakatoa 2020

Krakatoa: ritorna in vita il vulcano maledetto che uccise 36000 persone con la violentissima eruzione avvenuta il 27 agosto 1883.

La mega eruzione sprigionò un’energia pari a 200 megatoni ossia circa 13000 volte la bomba atomica di Hiroshima.

140 anni fa il rumore più forte mai udito

Un vulcano che si è risvegliato dopo 140 anni quando provocò quello che presumibilmente fu il rumore più forte mai udito sul pianeta in epoca storica, un boato che sarebbe stato avvertito a quasi cinquemila km di distanza.

L’esplosione del 1883 generò uno tsunami con onde alte fino a 40 metri che, viaggiando a 300 chilometri all’ora, arrivarono anche a Londra e a San Francisco. L’allora amministrazione coloniale olandese calcolò il numero di morti a 36.417, mentre secondo altre stime furono più di 120.000.

A dicembre 2018 le prime avvisaglie di un possibile nuovo risveglio del colosso. 

Le immagini che arrivano dall’Indonesia sono incredibili. L’eruzione è potente e spettacolare e al momento non ci sono pericoli per le persone ma la preoccupazione rimane alta.

https://youtu.be/d-eUj2hxeBU

Krakatoa ed il figlio nato nel 1927

Nuove eruzioni del vulcano, dal 1927, hanno fatto emergere una nuova isola, detta Anak Krakatau (figlio di Krakatoa). 

Nel 2018 Anak Krakatau, a dimostrazione della grande attività della zona, sprofonda passando da 338 a 110 metri! L’evento ha scatenato un nuovo maremoto che ha portato ingenti danni sulle coste di Sumatra e Giava e ben 400 morti!

Eruzione 2018 Anak Krakatoa

Questa eruzione non è stata anticipata da nessun terremoto. La previsione dei sisma è sempre impossibile. Qualche giorno fa ci fu un grande terremoto ma in profondità e distante da Krakatoa come si può vedere qui. Le zone interessate dall’eruzione sono abitate da popolazioni che hanno imparato a convivere con il pericolo. La paura però….a quella non ci si può mai abituare. Gli abitanti di Sumatra lo sanno bene.