Introduzione
In ambito di prevenzione sismica, la riduzione del rischio non dipende esclusivamente dalla sicurezza strutturale degli edifici, ma anche dal comportamento delle persone durante e immediatamente dopo l’evento sismico.
Il piano familiare di evacuazione, uno dei sette passi della sicurezza antisismica, rappresenta uno strumento fondamentale di protezione civile a scala domestica: consente di minimizzare il caos decisionale, ridurre i tempi di reazione e limitare l’esposizione ai pericoli secondari (crolli, caduta di elementi non strutturali, incendi, interruzioni dei servizi).
Cos’è un piano familiare di evacuazione
Il piano familiare di evacuazione è un insieme organizzato di procedure condivise che definisce:
- i comportamenti corretti durante la scossa;
- le modalità di uscita dall’edificio;
- le aree sicure di raccolta esterne;
- i ruoli dei componenti della famiglia;
- le strategie di comunicazione post-evento.
È parte integrante della prevenzione non strutturale, spesso sottovalutata ma decisiva in termini di sicurezza in caso di terremoti.
1. Analisi preventiva dell’abitazione
Il primo passo consiste nella valutazione delle caratteristiche dell’alloggio:
- individuazione delle uscite principali e di emergenza;
- presenza di scale interne o condominiali;
- localizzazione di elementi potenzialmente pericolosi (armadi, librerie, controsoffitti, corpi illuminanti);
- riconoscimento delle zone strutturalmente più sicure (setti portanti, architravi, tavoli robusti).
Questa analisi permette di definire percorsi realistici e sicuri. Non si tratta quindi di un’analisi sulle caratteristiche tecniche costruttive dell’abitazione (se in muratura o in cemento armato ad esempio).
2. Definizione delle vie di fuga
Le vie di fuga devono essere:
- multiple (almeno una principale e una alternativa);
- sempre praticabili, prive di ostacoli;
- compatibili con le condizioni di emergenza (scarsa illuminazione, panico, presenza di detriti).
È fondamentale ricordare che l’uso dell’ascensore è vietato durante e dopo un terremoto, per il rischio di blocco o caduta. Abbiamo scoperto quest’anno, con la tragedia di Crans Montana, l’importanza dell’individuazione preventiva delle vie di fuga.
3. Individuazione dei punti di raccolta
Il punto di raccolta è l’area sicura dove la famiglia si riunisce dopo l’evacuazione. Deve essere:
- all’aperto;
- distante da edifici, muri perimetrali, alberi e infrastrutture;
- facilmente raggiungibile a piedi.
Dal punto di vista operativo è consigliabile individuare:
- un punto principale;
- un punto alternativo in caso di inaccessibilità.
4. Assegnazione di ruoli operativi
Un piano efficace prevede una chiara distribuzione delle responsabilità:
- assistenza a bambini, anziani o persone con disabilità;
- recupero del kit di emergenza;
- verifica visiva che l’abitazione sia stata evacuata completamente (senza ritardi pericolosi).
La chiarezza dei ruoli riduce drasticamente il rischio di comportamenti impulsivi.
5. Predisposizione del kit di emergenza
Il kit di emergenza (zaino salvavita) rappresenta il supporto minimo di autosufficienza nelle prime ore successive al sisma. E’ dimostrato che una persona, in discrete condizioni, può sopravvivere al massimo 72 ore dopo una catastrofe se bloccato sotto le macerie.
Dovrebbe contenere:
- acqua potabile;
- alimenti a lunga conservazione;
- torcia elettrica e batterie;
- fischietto di segnalazione;
- farmaci essenziali;
- copia dei documenti principali;
- power bank per dispositivi mobili.
Il kit deve essere facilmente accessibile e noto a tutti.
6. Pianificazione delle comunicazioni
In caso di evento sismico, le reti telefoniche possono risultare congestionate.
È opportuno:
- individuare un contatto di riferimento esterno all’area colpita;
- privilegiare comunicazioni testuali (SMS, messaggistica);
- concordare messaggi brevi e standardizzati.
Una comunicazione pianificata evita inutili tentativi di contatto e dispersione di energie.
Lo Stato sta testando il sistema IT-Alert, anche se ci sono stati casi di malfunzionamenti e fake news: va assolutamente perfezionato!
7. Informazione e formazione dei componenti della famiglia
Il piano deve essere compreso da tutti, inclusi i bambini:
- utilizzando un linguaggio adeguato all’età;
- evitando allarmismi;
- spiegando le regole come strumenti di protezione, non di paura.
La consapevolezza è un fattore chiave della sicurezza.
8. Verifica periodica del piano
Un piano non testato è un piano inefficace.
È buona pratica:
- simulare l’evacuazione almeno una volta all’anno;
- verificare tempi e criticità;
- aggiornare il piano in caso di modifiche all’abitazione o al nucleo familiare.
La prevenzione richiede continuità, non improvvisazione.
Conclusioni
Il piano familiare di evacuazione è una misura di prevenzione semplice, a basso costo e ad altissimo impatto sulla sicurezza.
In un contesto sismico come quello italiano, la preparazione comportamentale è parte integrante della sicurezza strutturale.
Investire tempo nella pianificazione significa ridurre il rischio e aumentare la resilienza familiare.
Ovviamente le azioni preventive che vanno prese a Milano o Roma sono nettamente diverse rispetto a quelle di Amatrice o di un paese della Calabria prossimo alla faglia.




