Frana Niscemi: ennesima prova che la prevenzione non esiste

Frana Niscemi: ennesima prova che la prevenzione non esiste

La frana che ha colpito Niscemi, molto d’effetto in questi giorni come accade sempre per frane estese, non è un evento imprevedibile né una tragica fatalità. È l’ennesimo segnale, chiaro e ignorato, di un territorio fragile lasciato senza controllo, senza manutenzione e senza una vera politica di prevenzione. Ancora una volta si interviene dopo, quando i danni sono già evidenti e il rischio per cittadini e infrastrutture è diventato reale. Come avviene spesso dopo terremoti e alluvioni.

Niscemi, come molte aree della Sicilia e del Mezzogiorno, convive da anni con criticità idrogeologiche note: pendii instabili, terreni argillosi, reti di drenaggio insufficienti e un consumo del suolo che ha spesso ignorato le regole più elementari della sicurezza. Tutto questo era scritto. Tutto questo era prevedibile. E proprio per questo la frana non può essere archiviata come “emergenza”.

Un uomo osserva disperato il proprio furgone da lavoro inghiottito dalla frana: un danno economico e umano che si sarebbe potuto evitare con una reale prevenzione.

Un disastro annunciato

Quando una frana si verifica in un’area abitata o lungo infrastrutture strategiche, la domanda non dovrebbe essere “cosa è successo?”, ma “perché non si è intervenuti prima?”. Studi geologici, segnalazioni tecniche e precedenti episodi minori avevano già acceso più di un campanello d’allarme. Eppure, come spesso accade, la prevenzione è rimasta sulla carta.

Il copione è sempre lo stesso: mancano i fondi prima, ma si trovano dopo; mancano i progetti strutturali, ma abbondano le dichiarazioni a danni avvenuti. Nel frattempo, i cittadini pagano il prezzo più alto, tra evacuazioni, strade interrotte, abitazioni danneggiate e un senso crescente di abbandono.

Il fronte si sta allargando e molte persone, in queste ore, sono state sfollate.

Il problema non è la pioggia, ma l’assenza di governo del territorio

Attribuire tutto al maltempo è una scorciatoia comoda ma falsa. La pioggia non provoca frane da sola: lo fa un territorio non manutenuto, dove i versanti non sono monitorati, i canali non vengono puliti e le opere di consolidamento restano promesse elettorali.

La frana di Niscemi dimostra ancora una volta che in Italia si spende molto per riparare e pochissimo per prevenire. Una scelta miope, costosa e pericolosa. Ogni euro non investito in prevenzione oggi si trasforma in decine di euro spesi domani per emergenze, risarcimenti e ricostruzioni.

Prevenzione: una parola vuota?

Si parla spesso di “piani”, “tavoli tecnici” e “messa in sicurezza”, ma raramente si vedono interventi concreti e continuativi. La prevenzione non fa notizia, non porta tagli di nastro e non garantisce consenso immediato. Eppure è l’unica strada seria per evitare che eventi come quello di Niscemi si ripetano.

Monitoraggio costante, studi geologici aggiornati, manutenzione ordinaria, rispetto delle norme urbanistiche: sono strumenti noti da decenni. Quello che manca non è la conoscenza tecnica, ma la volontà politica di applicarla.

Niscemi non è un caso isolato

La frana di Niscemi non è un’eccezione, ma parte di un quadro nazionale allarmante. Da nord a sud (vedasi la frana di Brienz), il dissesto idrogeologico continua a essere trattato come un problema secondario, fino a quando non esplode sotto forma di frane, alluvioni e crolli.

Continuare a parlare di emergenze significa accettare che nulla cambi davvero. E ogni nuovo evento diventa solo “l’ennesima prova” di un sistema che ha rinunciato alla prevenzione come politica pubblica.

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