Il progetto del nuovo stadio Flaminio della SS Lazio ha riportato al centro del dibattito tecnico e urbanistico uno degli impianti più iconici di Roma. Un vero terremoto per la stampa locale e nazionale. I render mostrano una struttura completamente trasformata: copertura integrale, anello superiore continuo, pilastri inclinati esterni e nuovi livelli funzionali destinati ad aree hospitality e commerciali.
L’impatto architettonico è potente. La questione, però, non è estetica. È strutturale.
Il nodo vero è capire se un simile organismo possa essere realizzato sopra l’attuale Stadio Flaminio senza alterarne radicalmente l’assetto statico.
L’opera esistente: un equilibrio strutturale definito
Lo stadio progettato da Pier Luigi Nervi nasce come struttura in calcestruzzo armato con una logica precisa: impianto aperto, tribune a sbalzo, distribuzione dei carichi prevalentemente verticale e comportamento globale coerente con le normative dell’epoca.
Non si tratta di una struttura sovradimensionata in previsione di ampliamenti futuri. Al contrario, è un sistema calibrato sui carichi originari, con fondazioni dimensionate per un’opera priva di copertura integrale e priva di un anello superiore continuo.
Intervenire oggi significa modificare quell’equilibrio.

Incremento dei carichi e redistribuzione delle masse
Il nuovo progetto introduce una copertura completa e un volume superiore significativo. Questo comporta un aumento dei carichi permanenti e variabili non trascurabile. Ma il problema non è solo quantitativo. È qualitativo.
Aggiungere un anello strutturale superiore significa modificare il baricentro delle masse e il comportamento dinamico dell’edificio. Le azioni orizzontali – vento e sisma – assumono un ruolo centrale, soprattutto considerando che Roma ricade in zona sismica 2B. Non stiamo esattamente ad Amatrice, ma di sicuro Roma si muove.
L’innesto di una nuova struttura sopra quella esistente non rappresenta una semplice sopraelevazione. È una trasformazione del modello strutturale globale. Le sollecitazioni non si limiterebbero ad aumentare: cambierebbero distribuzione, percorso e modalità di trasferimento alle fondazioni.
I render, si sa, servono solo a catturare l’attenzione. Ma almeno che ci sia un minimo di raziocinio dietro!
La nuova struttura
L’arch. Pierluigi Nervi, nipote del ben più noto progettista dello stadio Flaminio, durante la presentazione ha detto:
“Il progetto si basa unicamente sul metodo adottato da mio nonno, l’ing. Pier Luigi Nervi, ad esempio nella proposta da lui sottoscritta e pubblicata all’epoca da numerose riviste del settore, per lo stadio Comunale di Firenze, da lui progettato e costruito alla fine degli anni venti. In pratica, senza eccessive fantasie o esagerazioni, replicava la struttura di base, realizzando dei telai analoghi agli esistenti della stessa forma e caratteristiche, posti al di sopra degli stessi, dopo averne rinforzato l’armatura ed aumentato la dimensione. Per lo stadio Flaminio è stato adottato lo stesso metodo; riprendendo alcuni schizzi dei progettisti sono stati ipotizzati dei telai strutturali in acciaio, analoghi per forma agli attuali, posti all’esterno degli originari, in modo di non gravare in alcun modo sulla struttura esistente, che resta libera e non alterata, priva di qualsiasi connessione con la nuova. Questi telai sono posti ad un intervallo doppio rispetto agli attuali (m 12,00 invece di m 6,00, ndr); in questo modo la nuova struttura rende del tutto visibile dall’esterno quella esistente garantendone trasparenza e percezione”.
Il nodo fondazioni
Il punto più delicato resta quello fondazionale. Le fondazioni dello Stadio Flaminio furono concepite per i carichi e le normative degli anni ’50. L’introduzione di una copertura integrale e di nuovi livelli funzionali comporterebbe un incremento significativo delle pressioni trasmesse al terreno.
Un eventuale consolidamento mediante micropali o pali trivellati potrebbe teoricamente essere ipotizzato. Tuttavia, intervenire sotto una struttura esistente comporta difficoltà operative, interferenze con gli elementi originari e incertezza sul comportamento differenziale.
In questi casi, la letteratura tecnica mostra come le soluzioni ibride – nuova struttura sopra vecchia struttura con consolidamento puntuale – risultino spesso più complesse e costose rispetto a una demolizione e ricostruzione integrale.
Adeguamento sismico: l’obbligo normativo
Un intervento di tale portata attiverebbe inevitabilmente l’obbligo di verifica globale dell’edificio secondo le Norme Tecniche vigenti. Non si parlerebbe più di miglioramento locale, ma di adeguamento sismico complessivo.
Questo implica analisi modali, verifica delle gerarchie delle resistenze, controllo dei meccanismi fragili e revisione completa dei dettagli costruttivi. In altre parole, l’intero sistema dovrebbe essere ricalcolato come se fosse un edificio nuovo.
A quel punto, la distinzione tra ristrutturazione profonda e nuova costruzione tende a dissolversi.
Conservazione o rifondazione?
Il valore dell’opera di Nervi non è solo architettonico ma strutturale. Alterarne profondamente lo schema statico rischia di comprometterne l’identità ingegneristica. D’altra parte, realizzare un impianto moderno senza intervenire radicalmente sulla struttura esistente appare tecnicamente incoerente.
Il progetto del nuovo stadio Flaminio SS Lazio non è, in senso assoluto, irrealizzabile. Ma la soluzione che prevede di costruire sopra l’esistente mantenendolo come base portante appare, allo stato attuale delle informazioni disponibili, estremamente critica sotto il profilo strutturale, economico e normativo.
Definire l’intervento una “folle utopia” può sembrare eccessivo. Tuttavia, dal punto di vista ingegneristico, la fattibilità reale dipende da una scelta netta: conservare l’impianto storico accettandone i limiti, oppure procedere verso una sostanziale rifondazione strutturale.
Le soluzioni intermedie, soprattutto in ambito strutturale, sono spesso le più rischiose. E in un’opera di questa scala, il compromesso tecnico raramente è la scelta più solida.
Qui si sta parlando di costruire “intorno” alla vecchia struttura dello stadio Flaminio ma la vera e semplice domanda dovrebbe essere: lo stadio Flaminio attuale sarebbe strutturalmente sufficientemente sicuro per ospitare 25000 persone che saltano? Alla luce delle recenti normative tecniche edilizie?
Altra questione: eseguire fondazioni profonde per sostenere la nuova struttura (senza entrare nello specifico di argomenti come interazione nuovo/vecchio e comportamenti sismici differenziali) significa avere la certezza riguardo la presenza di reperti storici. Ci si infilerebbe sicuramente in un inferno sia strutturale che legate alle Belle Arti e alla Soprintendenza archeologica!
In una città come Roma, il rischio archeologico non blocca un progetto serio. Ma se il progetto è già strutturalmente al limite, il rischio archeologico può diventare il fattore che lo rende economicamente insostenibile.








