Fukushima: presto il Governo rilascerà acqua radioattiva in mare

Fukushima: presto il Governo rilascerà acqua radioattiva in mare.

Il governo giapponese è pronto a riversare in mare l’acqua contaminata utilizzata per raffreddare gli impianti danneggiati nella catastrofe nucleare di Fukushima. La catastrofe seguì al tremendo terremoto che colpì il Giappone. Lo anticipano i media nipponici e, in Italia Ansa.it, spiegando che una decisione potrebbe esser presa entro fine mese. Continua l’aspro dibattito sulle controversie di tale scelta per l’ambiente. Già all’inizio dell’anno una sottocommissione governativa aveva giudicato il rilascio della acqua nell’oceano, o la sua evaporazione nell’atmosfera, come ‘opzioni realistiche’.

Diversamente, le associazioni locali dei pescatori e i residenti hanno sempre espresso la loro disapprovazione, temendo un crollo della domanda di prodotti marini della regione e per le ripercussioni ambientali sull’intera area geografica.

Secondo le fonti citate, il governo di Tokyo è pronto a istituire un comitato di esperti per confrontarsi con le municipalità della prefettura e discutere il piano con le attività produttive locali. L’eventuale immissione dell’acqua radioattiva in mare avrebbe bisogno dell’approvazione dell’Autorità nazionale di regolamentazione del nucleare (Nra), e la realizzazione di strutture adeguate per il trasporto, che richiederebbero almeno due anni di lavori.

L’acqua che serve a raffreddare gli impianti è filtrata usando un sistema avanzato di trattamento dei liquidi (Alps), capace di estrarre 62 dei 63 elementi radioattivi presenti, tranne il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Secondo i calcoli del gestore dell’impianto, la Tokyo Electric Power (Tepco) – con un aumento giornaliero di 170 tonnellate di liquido trattato, lo spazio per lo stoccaggio all’interno delle cisterne dovrebbe esaurirsi entro l’estate del 2022.

Da nove anni il Giappone si interroga su come smaltire queste acque contaminate oggi presenti in 1.044 serbatoi. Fra le ipotesi quelle di usare l’evaporazione a piccoli passi in atmosfera o il trasporto in altri appositi serbatoi e container, ma anche quello appunto di riversare i liquidi nell’oceano Pacifico.

Gettare l’acqua radioattiva in mare: decisione imminente

Lo scorso febbraio, durante una visita alla centrale di Fukushima, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, aveva ammesso che il rilascio dell’acqua nell’Oceano Pacifico sarebbe in linea con gli standard internazionali dell’industria nucleare. Il premier giapponese Yoshihide Suga, nel corso di una sua recente visita all’impianto, ha detto che il governo intende prendere una decisione in tempi rapidi. L’incidente del marzo 2011, innescato dal terremoto di magnitudo 9 e il successivo tsunami, provocò il surriscaldamento del combustibile nucleare, seguito dalla fusione del nocciolo, a cui si accompagnarono le esplosioni di idrogeno e le successive emissioni di radiazioni.

 

Radioattività e tonno che mangiamo

Dovrà passare ancora molto tempo (calcolabile in milioni di anni) prima che incidente di Fukuscima abbia esaurito i suoi effetti sul pianeta. La situazione, gravissima, non è cambiata dall’ultima volta in cui abbiamo fatto il punto. Spesso abbiamo fatto ipotesi sulle possibili conseguenze, ma stavolta abbiamo la possibilità di analizzarne una, numeri alla mano.

Lo sversamento in mare di acqua radioattiva proveniente dai rottami del sistema di raffreddamento della centrale continua al ritmo di 400 tonnellate al giorno. Era quindi facilmente prevedibile un forte impatto su flora e fauna marine. Uno studio della National Accademy of Science dimostra un sensibile aumento della radioattività nei tonni pinna blu che vivono nell’Oceano Pacifico.

I pesci sono stati analizzati nella costa ovest degli stati uniti, e sono esemplari che provengono dalla zona di riproduzione vicina al mar del giappone. Questi esemplari hanno riportato alti livelli di cesio radioattivo negli isotopi 137 e 134 dieci volte superiori alla normalità. Ma gli isotopi 134 hanno una “vita breve” (in termini atomici), e la loro presenza in elevata concentrazione dimostrerebbe proprio che la origine è recente: il reattore nucleare giapponese.

Visto l’esito dello studio, si sta passando ora a controllare squali, delfini, tartarughe e balene alla ricerca di risultati analoghi.

Please follow and like us:

Andamento dei terremoti negli ultimi 10 anni: nuova crisi sismica alle porte?

Andamento dei terremoti negli ultimi 10 anni: nuova crisi sismica alle porte?

Andamento dei terremoti negli ultimi 10 anni: nuova crisi sismica alle porte? Analizzando i dati scaricabili da INGV, si possono fare diverse osservazioni interessanti.

Osservazioni che, considerando che i terremoti ad oggi non sono prevedibili, lasciano il tempo che trovano. Ma che invece potrebbero nascondere scenari di futuri terremoti.

Che l’Italia sia un paese ad elevato rischio sismico lo sanno oramai anche i sassi. E’ praticamente certo il luogo dove avverrà nel futuro un forte terremoto. Ci sono zone sismiche silenti sparse in tutta Italia dove è atteso un forte terremoto.

Ci si riferisce sicuramente a zone come la Calabria (che ha un silenzio sismico che dura da oltre 100 anni) ma anche altre zone dell’Appennino centrale come Avezzano e zone limitrofe.

Terremoti in calo fino al 2019…ma analizzando il primo periodo 2020….

I terremoti in Italia, intesi come numero di terremoti totali, sono in lento calo annuale dopo la crisi sismica del 2016 con il terremoto di Accumoli ed Amatrice.

Terremoti totali negli ultimi 10 anni (Italia)

Analizzando però i dati, confrontando il primo periodo dell’anno compreso tra gennaio e agosto, vediamo che i dati ci dicono che, rapportato al primo periodo dei singoli anni, parrebbe esserci una inversione di tendenza con un aumento del numero di terremoti.

Terremoti totali negli ultimi 10 anni – periodo gennaio-agosto (Italia)

Questo dato in se dice poco, certo è che l’andamento annuale è spesso confrontabile con il relativo andamento del periodo scelto.

In più, sempre studiando per puro diletto tecnico, i dati dei terremoti di settembre degli ultimi 10 anni, notiamo che a parità di intervallo di date questo settembre 2020 evidenzia un sincero aumento degli eventi tellurici con Magnitudo maggiore di 3.0 Ricther.

Terremoti Mw>3.0 del mese di settembre – ultimi 10 anni

In un periodo di quiete sismica, non dobbiamo mai dimenticarci l’importanza della prevenzione sismica.

Studiate la prevenzione, applicate la sicurezza seguendo i 7 passi di sicurezza in caso di sisma.

 

Please follow and like us:

Colli Albani: il vulcano che potrebbe distruggere Roma

Colli Albani: il vulcano che potrebbe distruggere Roma

Colli Albani: il vulcano che potrebbe distruggere Roma. Quella che appare una zona meravigliosa, ricca di verde e paesaggisticamente magnifica in realtà è un antico vulcano quiescente potenzialmente molto pericoloso per milioni di abitanti.

Lago di Albano: una eruzione ogni 35-40000 anni e ne sono già passati 36000

L’ultima grande fase eruttiva dei Colli Albani è terminata circa 36.000 anni fa, però, in una storia eruttiva cominciata 600.000 anni fa, ci sono stati intervalli di riposo abbastanza regolari di circa 30-40.000 anni tra una fase e quella successiva. Ecco perchè esiste il ragionevole dubbio che i Colli Albani possano aggiungersi alla lista dei vulcani pericolosi in Italia. Attualmente quindi il tempo trascorso dall’ultima eruzione rientra proprio nei tempi di ritorno, ed il vulcano potrebbe esser pronto per un nuovo futuro risveglio.

Questo complesso vulcanico, secondo recenti studi effettuati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), potrebbe riprendere la propria attività eruttiva in un futuro più o meno lontano ma geologicamente prossimo, rendendo la prevenzione e l’attenzione piuttosto alta per quanti vivono sui Colli Albani e per milioni di abitanti di Roma.

Alcuni fenomeni (anche ad esempio lo sciame sismico di Lariano) denotano come l’attività non sia mai del tutto cessata: il continuo sollevamento dell’area, le frequenti crisi sismiche (come ad esempio lo sciame sismico di Lariano), insoliti boati e tremori e gli elevati valori di emissione di gas tossici (spesso i picchi coincidono con episodi sismici o di sollevamento più intenso) sono simili solo a quelle descritte per vulcani attivi e molto pericolosi.

Albano: un’eruzione pliniana che potrebbe distruggere Roma

Come riportato da Ingv, il lago di Albano ha caratteristiche di eruzione di tipo pliniana (ossia come nel caso del Vesuvio). Ciò significa che la fuoriuscita di grandissime quantità di fumi incandescenti, accompagnata da lancio di rocce a grandissima distanza, potrebbe devastare le limitrofe aree. 

Quella che segue sotto è una fotografia che simula una possibile eruzione. Come si vede Roma è decisamente in una zona “scomoda”.

 

 

Please follow and like us:

Terremoto: scossa 3.0 alle porte della Capitale (Lariano)

Terremoto: scossa 3.0 alle porte della Capitale (Lariano)

Terremoto: scossa 3.0 alle porte della Capitale (Lariano). Sisma alle ore 14:00 ora italiana con epicentro a Lariano con una magnitudo di 3.0. Il sisma ha avuto ipocentro ad una profondità di 10 km, tipica di eventi simili.

Il terremoto è stato nettamente avvertito. Le zone più colpite Lariano e Castelli Romani.

Non si hanno notizie certe se Il sisma sia stato preceduto da un boato.

La zona non è sismicamente molto pericolosa. Qui è evidenziato che è attesa una accelerazione massima del suolo tra 0,125 e 0,150 g.

Non sono presenti strutture sismogeniche conosciute se non la faglia dei Castelli Romani.

L’11 Maggio tremò la zona di Fonte Nuova

Solo 3 mesi fa destò preoccupazione un’altro terremoto 3.3 avvenuto nei pressi di Fonte Nuova che fu avvertito in molte zone di Roma.

Fenomeni che mettono sicuramente paura e ansia….ma che sono tipici per queste zone. Come dimostra la storia dei terremoti che hanno colpito Roma.

Informazione e prevenzione sono le armi per combattere falsi allarmismi o prevenire catastrofi. 

 

Please follow and like us:

Amatrice: dopo 4 anni pochi segnali di rinascita

Amatrice: dopo 4 anni pochi segnali di rinascita. La nuova Amatrice non c’è ancora. Quattro anni dopo il sisma (preceduto dal boato) che rase al suolo il comune del Reatino, insieme ad Accumoli, attende ancora la piena ricostruzione. I cantieri e le gru ci sono, i lavori vanno avanti, ma percorrendo le strade di montagna che attraversano il territorio colpito dalla scossa del 24 agosto 2016 si è ancora costretti a fare i conti con una ferita non rimarginata. Anche se non c’è più il grosso delle macerie, alcune frazioni, ormai disabitate, sono rimaste tali e quali come riporta Ansa.

Il commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini: “Siamo indietro ma con le nuove regole possiamo ripartire”.

Soltanto 186 interventi pubblici conclusi su 2.347: “Decreto semplificazioni, sismabonus ed ecobonus devono rappresentare la svolta”.

Sono oltre 100, invece, gli appartamenti di edilizia abitativa, già ultimati o in fase di ultimazione, sempre ad Amatrice. Saranno consegnati ad altrettante famiglie entro Natale, una volta ultimati gli allacci alla rete fognaria e idrica. Piccoli Passi verso la normalità?

Dopo 4 anni manca ancora il piano della ricostruzione: come fa a rinascere Amatrice?

Per quanto riguarda il centro storico di Amatrice, il cuore antico della città che non c’è più, il Comune sta affidando l’incarico per la redazione del Piano di ricostruzione che riguarda anche le frazioni perimetrate. E’, invece, già in approvazione il Programma straordinario per la ricostruzione di Accumoli.

Crescono le proteste degli abitanti. Solo poche settimane fa, all’ingresso di Amatrice in corrispondenza della diga di Scandarello, sono apparsi striscioni di protesta verso il Governo e, in generale, la Politica.

Per il 24 agosto è stato proclamato il lutto cittadino nella cittadina reatina in memoria delle vittime del terremoto.

Amatrice dopo il sisma che l'ha sconvolta
Amatrice 4 anni
Please follow and like us:

Puglia: scoperte faglie che potrebbero innescare terremoti

Puglia: scoperte faglie che potrebbero innescare terremoti

Puglia: scoperte faglie che potrebbero innescare terremoti a largo di Santa Maria di Leuca. Scoperta di INGV.

Tutto il mondo scientifico si sta concentrando su questa interessante scoperta dell’Istituto Nazione di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che ne parla sul proprio sito. La scoperta di tale sistema di faglie, denominato South Apulia Fault System (SAFS), è stata possibile grazie una serie di campagne geofisiche eseguite con la nave OGS Explora.

Si tratta di un sistema di faglie esteso per almeno 100 km di lunghezza, lungo il quale si sono generati due ampi bacini sedimentari è stato identificato nel tratto di mare a sud-est di Santa Maria di Leuca (LE).

Lo studio congiunto OGS-INGV ha dimostrato che il SAFS ha iniziato la sua attività tettonica tra 1,3 e 1,8 milioni di anni fa, durante il Pleistocene inferiore, e che è tutt’ora attivo, come evidenziato dalla presenza di dislocazioni che interessano i sedimenti più recenti e il fondo mare. I tassi di movimento del SAFS sono nell’ordine di 0,2-0,4 mm/anno per quanto riguarda la sua componente estensionale, ma è stato possibile ipotizzare anche la presenza di una componente non trascurabile di movimento orizzontale.

L’area in cui si trova il SAFS in Puglia è una porzione sommersa del cosiddetto avampaese (cioè, una regione adiacente a una catena montuosa) della “placca Adriatica”.

Le aree di avampaese sono tipicamente soggette a terremoti meno frequenti rispetto alle aree lungo i margini di placca e alle aree di catena, tuttavia non sono esenti da eventi di magnitudo anche significativa.

Nuovi scenari sismici per una regione considerata sicura

Questa importante scoperta scioglie ogni dubbio sull’origine del terremoto del 20 febbraio 1743 avvenuto a 50 km dalle coste salentine. Il terremoto distrusse Nardò provocando 180 morti ed addirittura uno tsunami che raggiunse Taranto. Il terremoto di Nardò ebbe una magnitudo Mw=6.7 con una intensità del X grado della scala Mercalli a Nardò. 

Va sottolineato l’interessante studio di C.Meletti e G.Valensise del 2004 per lo studio di Zonazione Sismogenetica ZS9. In tale studio, consultabile qui, si operarono scelte che hanno cambiato la percezione del potenziale sismogenetico dell’area.

Mappa avampaese apulo estratto da studio 2004 Meletti-Valensise

Puglia: dobbiamo aspettarci uno tsunami?

Il tavoliere delle Puglie è considerato a basso rischio sismico. La storia però ci dimostra che non possiamo comunque ritenerci sicuri e dobbiamo farci trovare preparati.

Un terremoto in Puglia è sicuramente un evento raro ma non impossibile. Considerando i limiti geografici ed i casi di abusivismo edilizio che affliggono la regione, oggi un evento sismico potrebbe avere un impatto devastante.

Avete idea di cosa provocherebbe uno tsunami in Puglia ad Agosto …..considerando il turismo in piena esplosione degli ultimi anni? 

Please follow and like us:

Messico e terremoti: perchè è tra i luoghi più pericolosi

Messico e terremoti: perchè è tra i luoghi più pericolosi

Messico e terremoti: perchè è tra i luoghi più pericolosi del pianeta? Il motivo risiede nella complessa geologia del territorio.

Ed infatti è successo di nuovo: un grande terremoto ha sconvolto il Messico per l’ennesima volta! 

L’epicentro del sisma di magnitudo Mwpd 7.6 ha avuto epicentro nella zona di Oaxaca.

Il terremoto ha provocato dieci morti e oltre 5000 edifici sono andati distrutti o lesionati.

La zona dell’America centrale di cui fa parte il Messico rientra in una complessa area geologica caratterizzata dalla giunzione di cinque placche tettoniche: Nord Americana, Sud Americana, Caraibica, Cocos e Nazca. Le ultime due si muovono a una velocità di 7-8 centimetri l’anno verso est e vanno in subduzione rispetto alle prime due, insinuandosi al di sotto di queste.

Si tratta di uno dei processi geodinamici più attivi sul nostro pianeta, in particolare la subduzione della placca di Cocos sotto alla placca Nord Americana e sotto quella Caraibica. L’immersione avviene verso il basso al largo della costa occidentale del Messico, poi il piano in subduzione si appiattisce prima di insistere nuovamente verso il mantello al di sotto della placca Nord Americana.

Al contempo, la placca Americana si muove verso est rispetto a quella Caraibica a una velocità di circa 20 millimetri l’anno.

Il popolo messicano, infatti non è nuovo ad eventi sismici importanti: solo nel secolo scorso ha visto sei grandi terremoti con magnitudo superiore a 7.0. Ciò nonostante in questi posti la sicurezza non è mai garantita!

Messico: una storia fatta di terremoti devastanti

La storia dei terremoti del Messico è sconvolgente. Basti ricordare il grande terremoto del 19 settembre 1985 che provocò oltre 10000 morti e colpì duramente la Capitale Città del Messico. La magnitudo fu M 8.1 su scala Ritcher. 

Terremoto Messico 1985

In tempi recenti il Messico è stato devastato dal terremoto del Chiapas del 7 settembre 2017 seguito il 19 settembre 2017 dal terremoto di Puebla.

Please follow and like us:

2020: tutti lo vedono come l’anno dei terremoti

2020: tutti lo vedono come l’anno dei terremoti

2020: tutti lo vedono come l’anno dei terremoti. I social sono impazziti, tutti monitorano quotidianamente almeno una APP che segnala i terremoti. Ma davvero questo strano anno, che resterà alla storia per il Covid-19, è l’anno dei terremoti?

In realtà il 2020 non sembra proprio essere un anno dannato pieno di terremoti. Nonostante il terremoto di Roma, nonostante la vivacità tellurica in Sicilia o i classici terremoti della fascia appenninica, questo 2020 sta mantenendo il trend, in discesa, degli ultimi anni che sembrerebbe riportare tutto alla situazione precedente il 2008.

Terremoti ed allarmismo: la colpa è dei social

Tutti questa attenzione riguardo i terremoti è sicuramente legata all’uso combinato di smartphone e social networks.

La gente ha ovviamente paura di un possibile terremoto catastrofico ma non è assolutamente preparata e, tanto meno, non ha una cultura del terremoto. Quindi il popolo dei socials pensa che un terremoto possa colpire indistintamente ogni zona del paese quasi mosso da una casualità che di fatto non esiste.

Quindi possiamo dire che tendenzialmente la gente è ignorante e facilmente assuefabile. Condivide all’impazzata notizie “allarmanti” come quella di un terremoto magnitudo 2.6 pensando sia un evento pericoloso.

I canali di informazione ed i socials hanno da tempo capito questo aspetto ed utilizzano titoli importanti per impaurire ed invogliare gli utenti alla condivisione.

Quindi appare più saggio, oggi, invece che vivere attaccati alla applicazione dell’INGV che segnala i terremoti, perdere un pò di tempo per studiare la propria zona di residenza e, se si vive in un Comune possibilmente sismico, apprendere i sette passi della sicurezza in caso di terremoto.

 

Please follow and like us:

Alunni e docenti pronti al terremoto?

Alunni e docenti pronti al terremoto?

Alunni e docenti pronti al terremoto? Si fa correttamente prevenzione nelle scuole italiane per la gestione di un possibile terremoto? Si fanno regolarmente prove di evacuazione per far trovare preparati i nostri docenti ed alunni?

L’arrivo di un forte terremoto durante l’orario di scuola è un fatto altamente probabile. L’Italia ha un territorio altamente sismico, tuttavia non si fa corretta prevenzione a scuola ne tanto meno prove di evacuazione. 

Il video qui sotto mostra il comportamento, esemplare, di una classe liceale di una scuola in Canada durante un terremoto di magnitudo 8.0!

Le cose da fare sono semplici:

  1. Non farsi prendere dal panico
  2. Accovacciarsi immediamente
  3. Ripararsi sotto il proprio banco e tenerlo saldamente durante la scossa
  4. Aspettare la fine del terremoto
  5. Seguire le indicazioni del docente e lasciare ordinatamente lo stabile

La sicurezza sismica delle nostre scuole: numeri che mettono paura

Eppure tutti noi abbiamo sotto gli occhi il crollo della scuola di Amatrice a seguito del sisma del 24 agosto 2016!

Crollo scuola di Amatrice (fonte Today.it)

Sul piano della sicurezza sismica delle scuole italiane abbiamo i seguenti dati: ben 18.665 gli edifici scolastici che si trovano in zone ad elevato rischio sismico (zona sismica 1 e 2), in particolare in Sicilia (3.832), Campania (3.458) e Calabria (2.399).

Ciò nonostante, solo per il 29% delle scuole è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica! Solo il 9% delle scuole è stato migliorato dal punto di vista sismico e ancor meno (5%) è stato adeguato sismicamente. Sul miglioramento sismico, va meglio per le scuole del Molise (dove l’intervento è stato effettuato nel 41% delle scuole) e la Valle D’Aosta (40%), molto male per quelle del Lazio e della Sicilia (3%). Si fa correttamente prevenzione: no!

Terremoto: i fondi per l’adeguamento sismico

Dicevamo: i nostri ragazzi sono pronti all’arrivo di un sisma? Abbiamo capito che forse non lo sono. E lo Stato come si comporta? Dopo il terremoto in Puglia e Molise del 2002 è stata emanata l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, che riclassifica l’intero territorio nazionale in quattro zone a diversa pericolosità.

Sono dati presi dalla Protezione Civile. Con la legge n. 244 del 24 dicembre 2007 il Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato incrementato di 20 milioni di euro all’anno a partire dal 2008 per l’adeguamento strutturale e antisismico delle scuole e per la costruzione di nuovi edifici scolastici, qualora sia indispensabile sostituire quelli ad elevato rischio sismico.

Dopo il terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009 è stato emanato un nuovo provvedimento per dare maggiore impulso alla prevenzione sismica. L’articolo 11 del decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009, convertito con modifiche dalla legge n. 77 del 24 giugno 2009, prevede che siano finanziati interventi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale e stanzia 965 milioni di euro in 7 anni.

 

 

 

Please follow and like us:

Lockdown e rumore della terra: siamo sicuri che…

Lockdown e rumore della terra: siamo sicuri che…

Lockdown e rumore della terra. Nel mese di aprile moltissime fonti hanno riportato che, grazie al lockdown, il rumore di fondo della terra fosse diminuito talmente tanto da permettere ai sismografi di percepire più terremoti. Specialmente i più piccoli.

La Terra ha un rumore d sfondo, detto antropico, dovuto sia a fenomeni naturali (come il moto delle onde degli oceani) che artificiali (come il traffico veicolare, i cantieri edili o macchine industriali).

Secondo gli esperti il periodo di quiete, dovuto al Coronavirus, si è rivelato prezioso per ascoltare il suono naturale del pianeta senza il disturbo della vita umana. E per raccogliere informazioni di riferimento per studi futuri. La calma provocata dalla chiusura totale dovuta al Covid-19 ha permesso inoltre ai sismografi di rilevare la presenza di piccoli terremoti o altre attività sismiche che non sarebbero altrimenti state percepite.

Siamo davvero sicuri che le cose siano andate così?

Davvero i sismografi hanno captato un numero maggiore di terremoti?

Per verificare questo, partendo dai dati divulgati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV, abbia ricostruito tutti i terremoti avvenuti negli ultimi 20 anni. Focalizzando la nostra attenzione per i terremoti con magnitudo inferiore a M 2,9 specialmente nel quadrimestre gennaio-aprile.

Il risultato è stato abbastanza scontato, con la curva di terremoti in costante discesa rispetto ai numeri altissimi del 2017 o del 2009 (a seguito delle rispettive crisi sismiche di Amatrice e de L’Aquila).

Quindi nel quadrimestre gennaio-aprile 2020 si sono registrati 5035 piccoli terremoti, numero in diminuzione anche rispetto al 2019 che sta portando la situazione come nei mesi precedenti il 2008.

Quindi possiamo affermare che no, non si sono sentiti più terremoti in numero, bensì si saranno percepiti più nitidamente rispetto ai precedenti anni.

Se si potessero annullare tutte le attività antropiche, sicuramente registremmo solo le sorgenti naturali. Ma questo non è avvenuto, le attività industriali essenziali non si sono mai fermate. Altrimenti avremmo potuto catturare altre informazioni che ci dànno indicazioni sulle caratteristiche e sulla composizione della crosta terrestre. Perché utilizziamo il rumore di fondo anche per quello e per saperne di più sulla velocità delle onde sismiche. Insomma, per tutto quello che ci aiuta a localizzare meglio i terremoti.

Please follow and like us: